Museo d'Arte Cinese ed Etnografico  ●  Missionari Saveriani  - V.le S. Martino, 8  -  43123 Parma  ●  0521-257.337

Mostra: L'Audace Progetto continua...

Allestimento temporaneo con le... sagome

 

Mostra: L'Audace Progetto al Museo d'arte cinese, Parma
Mostra: L'Audace Progetto continua

L'allestimento temporaneo predisposto per l'inaugurazione è del tutto particolare. Sembrava importante, in questa specie di nuovo inizio del museo, sottolineare come esso sia nato sì dalla volontà di un singolo, ma ha potuto svilupparsi solamente perché dietro ad esso si è posto tutto l'istituto. È nata così l'idea di collocare una serie di sagome a grandezza naturale di alcuni saveriani (in primis il fondatore e poi quelli più meritevoli delle fortune del museo), simbolo di tutti i saveriani passati e presenti, vivi e morti, vecchi e giovani, in bianconero e a colori, italiani e stranieri.

Al visitatore sembrerà di muoversi tra una piccola folla e di avanzare nella storia e nelle vicende di un organismo vivo e pittoresco. Le sagome, collocate come nel ventre del museo, con un collegamento fortemente suggestivo, evocano la Cina, primo amore dei saveriani, e rimandano al famoso esercito di terracotta di Xi'an, schierato nelle viscere della terra, per vegliare sui fasti della Cina imperiale. Le sagome saveriane intendono rendere palpabile l'impegno dei saveriani a continuare e a tenere vivo l'audace progetto.

Il Museo è nato contemporaneamente ai Saveriani. È stato alimentato in tutti i suoi più che 100 anni di vita dai Saveriani. È sì frutto della spinta iniziale del Fondatore, ma non lo è da meno delle generazioni saveriane tutte. Se il punto di partenza era stato "l'audace progetto", proprio questo viene richiamato dal filmato introduttorio e questo è anche il titolo della prima mostra temporanea: "siamo noi.... l'audace progetto continua" dedicata a tutti i Saveriani, divenuti nel frattempo una realtà cosmopolita ed internazionale.

Davvero, l'audace progetto rivive nella continuità del rinnovamento. il Museo ha una straordinaria e univoca forza identitaria come, forse, pochi altri musei. Che i materiali siano diversi e geograficamente distanti tra loro, sono lì, non a caso, né isolati e muti. A loro modo, cioè col linguaggio della bellezza, celebrano un'utopia di pace ed armonia universali, alle quali dobbiamo tutti dare fiato e credibilità.