Museo d'Arte Cinese ed Etnografico  ●  Missionari Saveriani  - V.le S. Martino, 8  -  43123 Parma  ●  0521-257.337

Festival dedicato all’immigrazione e all’intercultura

P. Stefano Coronese

 

P. Stefano Coronese all'inaugurazione della Mostra Indonesiana ed Indiana
P. Stefano Coronese all'inaugurazione della Mostra

Sotto il patrocinio della Provincia di Parma, dal 4 al 13 aprile si è svolta la VIª edizione della Settimana del Migrante. A questo festival dedicato all’immigrazione e all’intercultura sono coinvolte 30 associazioni composte da italiani e cittadini stranieri di diversa nazionalità: albanesi, tunisini, magrebini, peruviani, indiani, indonesiani...

Lo scopo di questa settimana piena di dibattiti, spettacoli, mostre, giochi..., in città e nel parmense, è quello di accrescere la partecipazione degli immigrati alla vita sociale del territorio e offrire a tutta la cittadinanza una opportunità di conoscenza reciproca e di scambi culturali.

Tra le attività programmate, oltre ai dibattiti e laboratori e ai giochi di animazione per bambini e ragazzi, sono inseriti anche spettacoli e mostre.

A Parma vive da una decina d’anni, la signora indonesiana Ina Wahyuningsi, che ha collaborato alla Mostra Indonesiana di Brescia, soprattutto per la buona riuscita della cena di chiusura.

Ella ha fondato l’associazione chiamata Rela Hati, per riunire la piccola comunità indonesiana. Insieme con la comunità indiana Sejuti e il gruppo musicale Silentia Lunae hanno preparato due eventi: una mostra e uno spettacolo.

L’inaugurazione della Mostra di oggetti e costumi tradizionali indonesiani e indiani per la serata di sabato 5 aprile, è avvenuta presso il Museo d'Arte Cinese ed Etnografico, seguita dalla lettura di poesie con accompagnamento musicale. Poi ci si è trasferiti nella Sala d’accoglienza della Casa Madre dei missionari Saveriani per un piccolo rinfresco offerto dalle associazioni medesime.

E’ stato un incontro molto simpatico in un clima quasi familiare ben preparato dalla signora Caruso, soprano e maestra del coro alla Chiesa dell’Annunziata, presidente di Silentia Lunae, un’associazione, che favorisce la conoscenza della musica antica.

 

La leggenda di Malin Kundang

Raccontano che una volta, vicino al porto fluviale, viveva a Padang, città al centro di Sumatra, sulla costa dell’Oceano Indiano, Malin Kundang, figlio unico di madre vedova. La donna lavorava nel bosco, vendendo la legna, che raccoglieva, per tirare su il figlio.

Fattosi un bel giovanotto, Malin Kundang, vedendo ogni giorno le navi che entravano in porto, gli venne voglia di emigrare. La mamma a malincuore lo lasciò andare. Ogni giorno si recava al porto per vedere se il figlio tornasse a riabbracciare sua madre, che lo aspettava.

Un bel giorno vide entrare una bellissima nave e in cuor suo desiderava fosse quella di suo figlio. Era così. Ma il figlio, nel vedere la madre, povera e malvestita, si vergognò di riconoscerla. Anzi non volle nemmeno riceverla. Era diventato ricco, padrone di una nave.

Comandò ai suoi marinai di salpare subito e di allontanarsi in fretta. Mentre usciva dal fiume, un’onda gigantesca sollevò la nave e la scaraventò contro la roccia. Ancora oggi, chi va da quelle parti, a Padang può ammirare all’Air Manis, questo spettacolo.

Le onde si infiltrano sotto le rocce, fatte di banchi corallini: dagli interstizi e buchi si innalzano delle colonne d’acqua, che, scrosciando, le imbiancano di spuma. Là dove è rimasto impietrito per sempre Malin Kundang con la sua nave. La maledizione del fato ha punito in tal modo la malvagità d’un figlio degenere.


Mostra: la leggenda di Malin Kundang al Museo d'arte cinese ed etnografico