Museo d'Arte Cinese ed Etnografico  ●  Missionari Saveriani  - V.le S. Martino, 8  -  43123 Parma  ●  0521-257.337

Un'intuizione originaria: museo per la cultura

Non è un campionario di esotismo e folklore
P. Emilio Iurman

 

Prima sistemazione del Museo Etnografico Cinese
Prima sistemazione del Museo Etnografico Cinese

1901

La data attesta che istituto e museo sono nati, praticamente, in contemporanea. Due frutti di un unico piano che Conforti, dentro di sé, percepiva come "un audace progetto".

 

La coincidenza ha di per sé qualcosa di inusuale ma non è affatto casuale. Da essa emerge, in effetti, una chiarezza di visione circa gli obiettivi, i programmi e le linee di sviluppo di entrambe le istituzioni.

La fondazione di un istituto esclusivamente missionario anzitutto. Come è ovvio, il suo unico e fondamentale compito doveva essere l'annuncio del vangelo (fede) in terre non cristiane.

In secondo luogo, la creazione di un museo evidenzia la volontà di aprirsi alla conoscenza delle culture dei popoli che verranno avvicinati (cultura). Ciò appare chiaro non solo dall'invito del Conforti ai suoi missionari di inviare "alla Casa Madre elementi culturali, d'etnologia e di arte", come scriveva nel primo regolamento (1898) ma, con pari o maggior forza, con la fondazione di un periodico ufficiale dell'istituto, che coniugava nel suo titolo "Fede e Civiltà" (1903) entrambe le facce - religiosa e culturale - del progetto confortiano.

La storia delle missioni testimonia che questa metodologia si fosse affacciata nella chiesa già ai tempi dei gesuiti e del p. Matteo Ricci (sec. XVI); risulta confortante che la lezione fosse stata imparata e fosse proposta ai saveriani fin dalla nascita dell'istituto!

In un'epoca già di per se stessa connotata da un forte eurocentrismo e, nel caso di missionari, influenzata anche dall'esperienza dell'incontro dell'Europa con il cristianesimo, sarebbe astorico pensare che il titolo del periodico potesse non riferirsi a una replica del modello religioso e culturale sviluppatosi in Europa. Ma è fuor di dubbio che i contenuti che il periodico veicolava facevano conoscere la Cina profonda e quotidiana, i suoi usi e costumi, la società, la sua filosofia e religiosità.

In una parola, svelava lo stupore, a volte decisamente rispettoso e simpatetico, altre volte assai critico, provocato dall'incontro dei missionari con quella civiltà, sconosciuta ai più, se non per certi suoi più superficiali contatti commerciali.

In questo modo, il proposito di istituire un museo, con l'esibizione degli oggetti e delle produzioni artistiche e artigianali provenienti dai vari Paesi, doveva costituire la prova concreta, non l'unica certo, ma forse la più significativa, dell'impegno dei saveriani nel campo della cultura.