Dal momento in cui, secondo il racconto del mito biblico, l’uomo percepì la propria nudità, ha cercato di coprire il proprio corpo, sia per pudore, sia per difesa contro le avversità del clima. Non solo. In tutte le culture gli uomini hanno in seguito usato il proprio corpo sia come biglietto da visita per presentarsi agli altri e rendersi desiderabili e belli, sia come tessera di riconoscimento per potersi aggregare ad un particolare gruppo di esseri a lui vicini o per distinguersi da altri gruppi, percepiti come diversi.
Il nuovo allestimento di una sezione del Museo parte da questa premessa per esplorare usi e costumi dell’umanità, in particolare:
- gli indios Kayapò dell’Amazzonia con il loro universale uso della pittura corporale (foto 1)
- il popolo dell’isola Mentawai dell’Indonesia, che fanno uso estensivo del tatuaggio (foto 2);
- la Cina con l’eleganza dei suoi abiti di seta (foto 3);
- la pratica della scarificazione in Africa, documentata nelle statue (foto 4).
L’allestimento, nonostante il titolo, non vuole stilare una classifica di eleganza umana, intende solo curiosare dentro un’umanità
fatta di corpi e di ricerca del bello, a partire dalla propria immagine riflessa nello specchio con cui si apre l’allestimento e che maliziosamente suggerisce: “Il più bello sei tu...”.