La Professoressa Faik Nzuji Clementine, docente emerita all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), è un’esperta riconosciuta di semantica delle Letterature orali e di simbologia africane ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni letterarie, poetiche e scientifiche nelle principali lingue europee. Per il nostro Museo ha scritto la sua prima opera pubblicata in Italia: “Le fonti del sacro nell’arte africana”. Da questo libro è nata l’omonima mostra ora aperta al Museo.
Il filo conduttore della Mostra, che non vuole essere solo un dispiegamento di oggetti da ammirare per il loro valore estetico, parte dall’idea – ben messa in risalto in tutto il libro –che “l’arte tradizionale africana è parte integrante del fatto religioso: è supporto e veicolo di credenze e riti relativi a realtà vitali per i suoi produttori. Gli oggetti che la costituiscono sono mezzi o luoghi di passaggio degli uomini verso la Trascendenza e da questa verso gli uomini”. Da qui il percorso della Mostra che si articola nei seguenti passaggi:
- la fabbricazione degli oggetti ha origini divine;
- tutti i miti africani della creazione riconoscono un Essere Supremo (Kalunga);
- la vita dell’uomo sulla terra è connotata da malvagità, malattia e morte;
- da qui il bisogno per l’uomo di rivolgersi, per aiuto, al Creatore, il quale però non è accessibile direttamente. Per avvicinarlo, gli uomini hanno bisogno di mediatori, che diventano così “esseri di collegamento” e cioè:
- esseri spirituali: antenati, spiriti e fantasmi;
- uomini del sacro: indovini, guaritori, persone segnate dalla nascita;
- segni simbolici incisi sul proprio corpo e sugli oggetti;
- emblemi di potere e prestigio sacri.
Diventa chiaro così che tutti gli oggetti che l’homo religiosus africano fabbrica e cioè: statuette, maschere, insegne di prestigio ecc... incarnano e rendono visibili gli esseri spirituali, ovvero servono agli uomini del sacro per stabilire il “contatto”.
La visione attenta di questa mostra e la lettura del libro – impreziosito da stupendi testi di poesia e preghiera - offrono a tutti coloro che desiderano anche “capire” l’anima africana e la sua arte un’occasione illuminante e piacevolmente istruttiva.