Museo d'Arte Cinese ed Etnografico  ●  Missionari Saveriani  - V.le S. Martino, 8  -  43123 Parma  ●  0521-257.337

Abiti e tessuti in seta

Prof. Nicoletta Celli

 

Pannello ricamato con gli Otto Immortali Seta ricamata
Pannello ricamato con gli Otto Immortali

Brillante e preziosa quanto l’oro, la seta è annoverata tra le più significative invenzioni cinesi accanto ad altre importanti conquiste come la carta e la stampa. Se una suggestiva leggenda riporta l’inizio della sericoltura a un tempo mitico, i dati più recenti dell’archeologia ci consentono di risalire alla metà del IV millennio a.C., epoca alla quale appartengono i più antichi frammenti di seta ritrovati.

A partire da questa data così remota, la storia della seta è scandita da numerosi altri rinvenimenti e testimonianze indirette che illustrano i progressi tecnici della tessitura, della tintura e del ricamo, come anche le infinite applicazioni del lussuoso materiale. Di là del suo impiego nell’abbigliamento, la seta fu usata anche come mezzo di pagamento delle imposte, come supporto per la scrittura e la pittura, come strumento di decorazione e di custodia di oggetti preziosi e, proprio in ragione di tutti questi impieghi, rappresentò per secoli una voce importante del commercio.

Il valore attribuito al materiale affiora anche da unaltra leggenda, che narra della diffusione del segreto della produzione della seta in Asia centrale per opera di una principessa cinese, mandata in sposa a un sovrano locale. Dietro la narrazione si cela la vicenda storica della diffusione della sericoltura nel bacino del Tarim (odierna provincia del Xinjiang) intorno al III secolo d.C., evento che comportò la perdita del monopolio da parte cinese e la successiva trasmissione del segreto della produzione della seta fino in Occidente.

Alla collezione del museo appartengono diversi manufatti che danno conto di una parte raffinata della produzione in seta, rappresentata da abiti di corte o da tessuti da parete ricamati e usati in occasioni particolari.

Durante gli anni dell’ultima dinastia cinese furono promulgati numerosi editti riguardanti l’abbigliamento di corte, fino alla pubblicazione nel 1759 di una raccolta di disposizioni che stabilivano gli abiti e gli accessori per tutti i membri della corte, dall’imperatore ai funzionari di basso grado. Le norme si riferivano a tre diversi tipi di tenuta: l’abbigliamento di corte (chaofu), usato nelle occasioni solenni e ufficiali; l’abbigliamento festivo (jifu), indossato in occasioni meno formali e l’abbigliamento ordinario (changfu), adatto a tutte le circostanze che non richiedevano un abito da cerimonia, come i momenti di vita privata dell’imperatore.

L’abito dei draghi (longpao)
L’abito dei Draghi - Longpao
Il capo in mostra è un esempio elegante usato a palazzo in epoca Qing. Dal basso verso l’alto, una ricca e sofisticata decorazione dà forma a una rappresentazione cosmica. Una fascia di linee oblique multicolori rappresentano le acque ascendenti (lishui) dagli abissi oceanici. Dalla superficie increspata dalle onde affiorano le cime delle montagne, disposte in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Lo spazio restante, che rappresenta la dimensione celeste, è occupato da immagini di draghi fluttuanti, simbolo dell’autorità imperiale. Gli abiti con nove draghi (otto visibili e uno nascosto in alto a destra sotto il lembo della veste) sono raffigurati sulle vesti dell’imperatore e di pochi altri membri di rango elevato.

A rigore la tipologia del drago (long) a cinque artigli era riservata al solo sovrano e ai suoi familiari, ma sono documentati numerosi casi di abuso di questo privilegio. A tutti gli altri membri della corte era riservato invece il drago (mang) a quattro artigli. L’abito di colore blu era probabilmente indossato nei giorni di digiuno e purificazione che preludevano ai sacrifici celebrati al Tiantan (l’Altare del Cielo) di Pechino in occasione del solstizio d’inverno.