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Calligrafia e Pittura

Prof. Nicoletta Celli

 

Vecchi Pini, dinastia Qing, 1920
Vecchi Pini
Inchiostro a Pennello (1920)

Le arti della calligrafia e della pittura godono in Cina di prestigio e considerazione insuperati ed eguagliati solamente dalla poesia. La centralità di questa posizione nell’universo artistico cinese dipende dal fatto che a entrambe le discipline, unite dalla condivisione degli stessi strumenti (pennello, inchiostro, carta o seta), è attribuita una capacità di conoscenza dell’uomo e del mondo. Questo sapere si manifesta attraverso il lavoro del pennello, più simile alla bacchetta del rabdomante con cui percepire la realtà piuttosto che a uno strumento per rappresentarla.

Come la calligrafia è in grado di rivelare, attraverso le modulazioni del pennello, l’intimo sentire e la personalità di un individuo; così, in un dipinto di paesaggio, la trama invisibile che soggiace agli elementi della Natura si svela attraverso le tracce suggerite dal pittore.

Non sorprende, dunque, di trovare, accanto a opere di pura calligrafia e a dipinti di paesaggio, altre in cui pittura e calligrafia si alternano nel medesimo spazio, unite in un dialogo fatto di risonanze che dilatano le intuizioni e le immagini evocate da ciascun linguaggio.

Trampoliere Pittura di Shen Shi, Dinastia Ming
Trampoliere, Pittura di Shen Shi
Dinastia Ming (1488-1565)
L’apprezzamento della pittura di paesaggio cinese presuppone alcune rinunce: prima fra tutte quella alla verosimiglianza della rappresentazione (e dunque all’uso naturalistico dei colori, della luce e della costruzione spaziale). Il supporto utilizzato, sia esso il formato del rotolo orizzontale o verticale, invita a una contemplazione che si dispiega nel tempo. Il rotolo orizzontale viene infatti assaporato a poco a poco, mai aperto interamente ma per singole porzioni, e letto da destra a sinistra, apprezzando, come se fosse una composizione musicale, la presentazione dei temi, il ritmo e le pause.

Ma anche nel rotolo verticale, che si offre allo sguardo nella sua interezza, vanamente andremo alla ricerca di un punto di fuga, di un centro della composizione da abbracciare in un solo momento. Dovremo, invece, ricostruirla pazientemente, vagando dalla base alla sommità, affidandoci al racconto del pittore. Vi sono paesaggi percorribili in ogni parte, minuziosamente descritti, altri che si chiudono a ogni tentativo di accesso e altri ancora, che potremmo definire paesaggi impossibili o infiniti, che sembrano accogliere l’osservatore per abbandonarlo subito dopo a un cammino senza sviluppo.

Tenendo a mente questi presupposti si comprenderà che ciò che conta non è la varietà, ma il modo della rappresentazione. Così, allora, i paesaggi cinesi riveleranno la loro natura di forme simboliche, metafore, riflessioni a inchiostro sull’uomo e sulla sua esperienza del mondo.

Nel corso della sua storia millenaria, questa tradizione pittorica si è articolata in modi e tecniche pittoriche diverse e il tema paesistico si è fatto veicolo di valori e messaggi differenti nelle varie epoche. I dipinti rimasti ci permettono di datare la fioritura di questo genere al X secolo, anche se l’esordio è da collocarsi certamente in un periodo più antico.