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I Calchi delle Grotte di Longmen

 

Particolare di un calco delle grotte di Longmen - Henan
Vista panoramica di Longmen - part.

Ad una quindicina di chilometri dalla città di Luoyang, capitale della Provincia del Henan, sorgono due montagne, tra le quali scorre il fiume Yi. L’antico nome del posto era “Yi Que” (porta del fiume Yi). Quando l’Imperatore Xiaowen, della Dinastia Wei del Nord (o Settentrionali), mosse la capitale a Luoyang, il luogo venne chiamato Longmen ossia “Porta del Drago”.

Sui fianchi rocciosi di una di queste montagne, tra il 493 ed il 756, su un chilometro di lunghezza, sono state scavate la maggior parte delle oltre 2.000 grotte, erette circa 60 pagode di tutte le dimensioni e scolpite oltre 100.000 statue buddiste, che costituiscono l’imponente complesso delle “Grotte di Longmen”. Un lavoro immane che, dopo il periodo di massimo splendore sotto i Wei, continuò anche durante la dinastia Tang, con l’Imperatore Gaozong e la Reggente Wu Zetian e si protrasse fino alla Dinastia Ming.

I Wei si distinsero per essere una delle dinastie che più promosse il Buddismo in Cina e proprio per questo fatto avevano acquisito grande dimestichezza con le sculture ricavate dalla pietra. Infatti, ancor prima di quelle di Longmen avevano fatto scavare le grotte di Yungang, l’odierna Datong, nella Provincia dello Shanxi. Qui trovarono anche condizioni più favorevoli: più dell’arenaria in cui erano state scolpite le grotte di Yungang, la pietra di fine calcare grigio di Longmen si prestava per raggiungere raffinatezza e finezza di esecuzione ancora maggiori.

Le grotte di Longmen, insieme con quelle di Yungang e quelle di Dunhuang (Provincia del Guansu) costituiscono le tre meraviglie delle sculture in pietra che si trovano in Cina. 

 

I calchi delle grotte di Longmen
I calchi delle grotte di Longmen

Di tutto questo immenso patrimonio, a noi interessano le iscrizioni. All’interno delle grotte si trovano infatti anche circa 2800 stele con oltre 3600 iscrizioni. L’importanza di queste iscrizioni è enorme per lo studio della calligrafia cinese.

La Provincia del Henan, con le città di Luoyang e Zhengzhou, è stata fin dal 1904 il territorio ove i Saveriani hanno lavorato. Le grotte non potevano non destare il loro interesse ed ammirazione. Il p. Eugenio Pellerzi (1881–1942) le visitò e studiò a lungo e pubblicò un opuscolo di 100 pagine “Les Grottes de Loungmen (Honan)”, in lingua francese, che vide la luce per i tipi della “The Oriental Press” di Shanghai nel 1923.

I numerosi calchi, anche di altra provenienza (ad es. il tempio di Shaolin, che sorge anch’esso nei dintorni di Luoyang) in possesso al Museo risalgono con tutta probabilità a questo periodo – primo quarto del sec. XX - e vennero portati in Italia nel 1925 quando Pellerzi rientrò in Italia per un breve periodo.

Grazie alla passione del Pellerzi rimangono in Museo diversi, preziosi materiali:

  • "Les Grottes de Loungmen (Honan)".
  • Tre album (due di cm. 29.6 x 16.6 ed uno di cm. 33.6 x 19.6) di fogli di cartoncino rilegati che contengono rispettivamente 143, 142 e 99 riproduzioni a calco di altrettante iscrizioni e rilievi statuari scolpiti in queste grotte (purtroppo senza alcuna indicazione del luogo esatto) tra il V e l’VIII secolo.
  • La serie completa dei calchi dei cosiddetti “20 pezzi di Longmen”, una serie di iscrizioni che i calligrafi considerano rappresenti al meglio le grafie che si ritrovano nelle grotte. Diciannove di queste iscrizioni si trovano nelle grotte di Guyang. Sono state definite, fin dall’antichità, i pezzi più belli della calligrafia della Dinastia Wei Settentrionali e sono servite da modello per imitare le calligrafie di questo periodo. I calchi sono riprodotti sulla tipica carta cinese e sono di varie grandezze.
  • Una consistente serie di calchi proveniente dal Monastero di Shaolin e dalla famosa “Foresta delle steli” (Beilin), che si trova a Xian.

Le serie dei calchi delle “20 calligrafie” di Longmen furono scolpite durante le epoche "Tai he" (477-499), "Jing ming" (500-503), "Zheng shi" (504-508), "Xi ping" (516-518) e "Sheng gui" (518-520).